Bonsai di Pino

A lezione con Pietro.

Posted by Marco on Monday, March 18, 2019

Legenda

La serata

Come sappiamo Pietro è un bravissimo bonsaista, in particolare è maestro nella lavorazione delle conifere, apassionato di pini e abeti, che coltiva da molti anni con grande capacità e cura. In questa serata Pietro ha saputo toccare svariati argomenti riguardanti la lavorazione e la coltivazione dei pini.

Pietro durante la lezione

Argomenti trattati

Quando si parla di bonsai è difficile non pensare ai bellissimi esemplari delle varie specie di pino dei grandi maestri, che sicuramente rappresentano un icona idelebile nella mente di ogni bonsaista. Tra le specie di Pinus più utilizzate ricordiamo sicuramente il Pinus parviflora, (della varietà pentaphilla) che è spesso utilizzato dai maestri giapponesi e comunemente presente sul territorio nipponico. In Italia possiamo vantare la presenza del Pinus sylvestris, (var. sylvestris) presente in Europa e Siberia, dal caratteristico fogliame aghiforme raggruppato in mazzetti di due aghi, di lunghezza variabile dai 1cm finanche ai circa 10cm, di colore verde glauco, ritorti e con guaine brunastre alla base. Le piante adulte presentano una corteccia a placche che può variare dal rosso-bruno fino a tendere al grigio in base alla vetustà della painta stessa; è una specie monoconica (cioè ospita sia gli “organi riproduttivi” maschili che femminili). Gli sporofilli maschili (microsporofilli) formano piccoli coni sessili, penduli, di colore giallo, alla base dei nuovi getti, quelli femminili (macrosporofilli) formano invece coni rossastri, globosi e generalmente isolati, eretti all’impollinazione, in seguito pendenti e trasformantisi in strobili (pigne) ovali. L’apparato radicale è composto da un fittone e da radici laterali che si espandono alla ricerca dei nutrimenti necessari alla vita della pianta. Il Pinus è spiccatamente una pianta eliofila, necessita quindi di essere esposta in pieno sole.

Un bonsai di pino nel periodo primaverile va esposto in pieno sole, in quanto favorisce la ripresa del vigore e non si incorre generalmente al surriscaldamento dell’apparato radicale, se non in caso di periodi primaverili eccessivamente caldi. Durante il periodo estivo è opportuno proteggere il vaso in cui è alloggiata la nostra pianta, in quanto l’aumento eccessivo del calore a livello dell’apparato radicale può essere causa di seri danni, mettendo a rischio la painta stessa. Nel periodo autunnale come in quello primaverile si può esporre la pianta a luce diretta senza particolari accortezze (se non necessarie in base a particolari caratteristiche climatiche). In inverno è opportuno proteggere il vaso dalle gelate.

Particolare attenzione va data all’irrigazione della pianta di Pinus, in quanto un eccesso di idratazione può comportare un aumento della lunghezza deghi aghi, oltre che il più preoccupante rischio di marciume radicale; altrettanto pericoloso risulta essere un’eccessiva siccità (facilitata anche dalla necessitaà di esposizione in pieno sole) che può mettere a repentaglio la salute della pianta.

La potatura va eseguita prima della staglione primaverile, evitando le potature più drastiche, che invece dovrebbero essere eseguite a giugno, con la possibilità contemporanea della lavorazione della legna secca e la creazione di jin e shari. Nel periodo autunnale si procede alla rimozione degli aghi vecchi, pulizia della painta, alla selezione dei germogli e ai lavori di impostazione e reimpostazione della pianta ed eventualmente rinvasi non invasivi o di ricollocamento.

Le tecniche da applicare durante l’anno sono molteplici, ma la più comunemente utilizzata sul genere Pinus è probabilmente la pinzatura dei germigli, che tuttavia non deve essere indistintamente adottata per tutti i nostri pini, ma solamente per quelli che la richiedono, cioè su quegli esemplari che hanno raggiunto il giusto grado di maturità; in quanto anche applicare una corretta tecnica, senza però rispettare le giuste tempistiche in relazione alle caratteristiche della pianta può essere deleterio.

Un altro importante argomento che riguarda in questo caso la totalità delle conifere è l’applicazione del filo. Per le conifere si utilizza il filo di rame, che presenta caratteristiche moto differenti rispetto all’alluminio utilizzato per le caducifoglie. Circa alla fine del mese di settembre (come precedentemente riportato) è possibile procedere alla filatura della pianta, in quanto filare la pianta in periodi precedenti potrebbe comportare rotture per l’abbondante presenza di linfa all’interno della pianta.

Molti sono stati gli argomenti trattati da Pietro durante l’arco della serata e non possiamo che ringrazienrlo per aver condiviso con tutti parte del suo sapere.

Workshop

Dopo la lezione la serata procede con le attività pratiche seguite con attenzone da Pietro.

Lavori su un larice di Rinaldo

Esempio pratico di un corretto rinvaso


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